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IN EVIDENZA
7 Novembre 2019
Marie-Christine Laznik

In che modo la lettura lacaniana del “Progetto per una psicologia” di S. Freud elucida la clinica del bebè? (2° parte)
Marie-Christine Laznik
Psicanalista ALI-Parigi
Giovedì 07 novembre 2019 ore 19.00
presso la sede del Laboratorio Freudiano per la formazione degli psicoterapeuti
Lungotevere degli artigiani, 30 – 00153 -ROMA

27 Ottobre 2019
Charles Melman

RIPENSARE LA COMUNITA'
Charles Melman
Come pensare l'autorità?
Domenica 27 Ottobre 2019 ore 11.00
presso l'Auditorium del MACRO
Via Nizza, 138 - ROMA

26 Ottobre 2019
Melman - Cadeau

Una donna sa ancora ciò che vuole? - Dialogo sull'enigma della femminilità fra Charles Melman e Marie-Charlotte Cadeau
Sabato 26 Ottobre 2019 ore 17.30
presso l'Institut Français Centre Saint-Louis
Largo Giuseppe Toniolo, 20/22 - ROMA

12 Ottobre 2019
Thatyana Pitavy

TOPOLOGIA – RSI – E la clinica dei godimenti
Sabato 12 Ottobre 2019 ore 11.00
Dipartimento di Studi Europei Americani e Interculturali
Facoltà di Lettere e Filosofia - Università La Sapienza
Piazzale A. Moro, 5 (3° piano – aula 2) - ROMA

12 Settembre 2019
Marie-Christine Laznik

In che modo la lettura lacaniana del "Progetto per una psicologia"di S. Freud elucida la clinica del bebè?
Giovedì 12 settembre 2019 ore 19.00
sede del Laboratorio Freudiano per la formazione degli psicoterapeuti
Lungotevere degli artigiani, 30 – 00153 - ROMA

11 Settembre 2019
Presentazione del Libro - Per Donna Sola

Per Donna Sola - Gli enigmi del femminile di Muriel Drazien
Mercoledì 11 Settembre 2019 ore 17,30
Casa delle Letterature
P.zza dell'Orologio, 3 - Roma

Stagione 2019-2020
Attività di formazione dell’Associazione Lacaniana Internazionale - Roma

Attività di formazione dell’Associazione Lacaniana Internazionale della sede di Roma per la stagione 2019 - 2020

In ricordo della Dott.ssa Muriel Drazien


  In Ricordo   Le mie sere con Lacan
  Il sapere che viene dai folli
Nicolas Dissez e Cristiana Fanelli - Derive e Approdi
Quel che la psicosi ci insegna sull'amore, sul corpo, il femminile, l'immagine, la libertà, il linguaggio e il sapere
"Sul nostro legame associativo"

In che modo un’associazione di psicanalisi può tenere, visto che ciò su cui si fonda il nostro legame sociale è il sintomo, ossia il modo in cui ciascuno cerca di usare l’altro/Altro per il proprio godimento?
Domanda tanto più ineludibile, quanto più siamo consapevoli che je est un Autre (“il soggetto è un Altro”) e che conseguentemente per nessuno - tanto meno per un analista - è possibile lavorare da solo. Non c’è inconscio individuale distinto da quello collettivo: l’inconscio di suo è sociale e politico. Individuale/collettivo, interno/esterno, dritto/rovescio sono in rapporto topologico fra loro come i singoli punti di una striscia unilatera (Möbius).
E se rifiutiamo, come presupposto per il funzionamento di un gruppo, la necessità che i suoi membri si identifichino con il capo - principio che continua a esercitare il suo fascino su troppi psicanalisti, a prescindere da ciò che questi ultimi possano pensare del loro reale funzionamento -, come può tale gruppo resistere all’assenza programmatica di leader?
Fallimenti e scacchi punteggiano la via di chi prova a sottrarsi alla tentazione di un transfert immaginario e però al tempo stesso forniscono, per chi sappia coglierla, l’occasione di mettere a fuoco qualcosa che può anche cessare di non scriversi. Purché - come diceva Lacan - ci sia dell’analista. Purché, cioè, alla fine di un’analisi si sia prodotta nell’analizzante una radicale trasformazione del suo amore per il soggetto supposto sapere eletto a oggetto del proprio transfert ed egli finalmente si avveda che il luogo dell’Altro è vuoto. Purché, insomma, i membri di un’associazione di psicanalisi lavorino non per assicurare il godimento di un grande Altro né per pagare il debito contratto nei suoi confronti o esserne considerati i principi ereditari (o, ancora, per il narcisismo delle piccole differenze), ma per il gusto di un proprio gaio sapere ( gay sçavoir ): un sapere che procuri soddisfazione di per sé e che, a differenza di quello dello scienziato, sappia tenere conto del reale.
Di tutti gli interventi di Lacan sul modo di concepire il legame sociale (da Il tempo logico e l’asserzione di certezza anticipata 1945, La psichiatria inglese e la guerra 1947, Atto di fondazione 1964, Proposta del 9 ottobre 1967 fino a Lettera di dissoluzione del 1980), la Lettera agli Italiani (1973) rappresenta l’antecedente fondativo che ha portato ALI-Roma a volersi après-coup inscrivere (2009) nella sua scia, sotto le insegne dell’Association Lacanienne Internationale. Vi è un legame diretto e inalienabile tra la pluridecennale attività del gruppo romano e la presenza stessa di Lacan in Italia: Muriel Drazien, che di ALI-Roma è la fondatrice, è stata una dei tre designati da Lacan per avviare e per sostenere nel 1974 il rinnovamento del discorso psicanalitico da noi.
Nel momento stesso in cui enunciava il proprio discorso psicanalitico agli Italiani, Lacan tirava insieme le somme di certo disfunzionamento oltr’alpe, avanzando audaci proposte innovative che dal nostro paese investivano quanti nel mondo avessero voluto seguirlo. Di fatto, con la Lettera agli Italiani egli confermava il ruolo particolare avuto dall’Italia all’interno del proprio progetto di rinnovamento della Scuola e della formazione dell’analista. Roma, in particolare, è stata la tribuna non casuale da cui ha scelto di annunciare ( urbi et orbi ) due significativi momenti di passaggio nella sua prassi - il primo e secondo “discorso di Roma”: Funzione e campo della parola e del linguaggio del 1953 e Da Roma 53 a Roma 67: la psicanalisi. Ragioni di uno scacco, seguiti, molti anni più tardi, dal non meno importante La terza nel 1974.
Lacan non ha mai smesso di metterci in guardia, prima dai pericoli dell’immaginario, poi del nostro modo di entrare nella relazione con l’altro secondo la modalità dei tori allacciati. Nell’ultima parte della sua vita, con il nodo borromeo ci ha offerto lo strumento grazie al quale nella struttura quadripartita di ALI-in-Italia - così fortemente voluta da Charles Melman - possiamo riconoscere la figura di un nodo a 4 e di conseguenza metterlo al lavoro.
Un’associazione di psicanalisi lacaniana, sia a livello locale che nazionale, può in effetti funzionare a condizione che ciascun membro di essa si pensi come il +1, ossia come il quarto che serve a tenere assieme gli altri tre e senza il quale il nodo non tiene. “Fondo - solo come sempre sono stato nella mia relazione con la causa analitica - la Scuola...”. Ciascuno di noi è chiamato ad assumersi la responsabilità del proprio desiderio e in questo opera una scelta che non può che essere singolare.
Come l’inconscio tende tuttavia a richiudersi, così il desiderio ad appannarsi e a vacillare. Occorre preservarlo sforzandoci di mantenere vuoto il posto dove alloggia un sapere che non si sa di sapere e imparando a ragionare in termini di logica dei tre prigionieri: ossia di quelli che, grazie al fatto che sono tre, arrivano alla soluzione dell’enigma posto come condizione della loro liberazione.
“L’insegnamento della psicanalisi può trasmettersi da un soggetto all’altro solo per le vie di un transfert di lavoro”. Il cartel , la passe sono gli strumenti di cui Lacan ci ha dotati per poterle intraprendere. Ma il rischio è che le sue parole e le sue indicazioni ci arrivino oggi svuotate della loro originaria carica eversiva. Laddove ciò che nel gruppo si tratta di ri-trovare, ognuno per conto proprio, è la dissoluzione del transfert (dit-solution), la rivoluzione nel sapere a partire da un mutamento di discorso, la messa in funzione, attraverso il gruppo, della funzione vivificante del sintomo - quello che opponendosi ai tentativi di omologazione esercitati dalla modernità, fa la rivolta, restituendo a ciascuno la sua singolarità e impedendo la servitù volontaria. Lacan ci ha indicato il cammino: metterci al lavoro (travail) a partire da ciò che ci lavora (travaille,“travaglia”) e che resiste alla comprensione per il fatto che un significante ha marchiato un punto del nostro corpo, secondo un modo di fare legame che ci mantenga nell’intranquillità, vale a dire il più possibile vicino al reale in gioco nella psicanalisi.

Janja Jerkov


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